- Rebustini

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Le due macine erano opportunamente distanziate fra loro tanto da permettere di contenere nel mezzo i chicchi di riso grezzo, “rison”, senza frantumarli; a volte prima del “bril” era necessario setacciare il riso con il “crivel mondador” per togliere eventuali impurità costituite da sassolini, o subito dopo con il “crivel gianzin” per togliere eventuali semi di giavone, un infestante.

Una volta che la pilatura era terminata si procedeva all’estrazione del riso bianco, polvere di riso e cascami; quest’operazione veniva indicata come “cavar la bianca”.

Il riso che non risultava lavorato bene veniva sottoposto a una nuova pilatura, il rimanente veniva setacciato a mano e, passando attraverso le maglie dei crivelli, da fini a grandi, veniva separata la pula, “crivel semolin”, i chicchi rotti durante la lavorazione, “crivel frabatin”, e infine, con una terza crivellatura, si separavano i chicchi piccoli “risina”, da vero riso commerciale.

Il lavoro non era ancora finito perché il chicco doveva essere ripulito da un sottile strato di farinaccio che ancora lo avvolgeva, veniva quindi fatto ruotare in un contenitore e mescolato a semola di frumento, a volte questa macchina era provvista di spazzole setose, “lustrin”.



Le due macine erano opportunamente distanziate fra loro tanto da permettere di contenere nel mezzo i chicchi di riso grezzo, “rison”, senza frantumarli; a volte prima del “bril” era necessario setacciare il riso con il “crivel mondador” per togliere eventuali impurità costituite da sassolini, o subito dopo con il “crivel gianzin” per togliere eventuali semi di giavone, un infestante.
Una volta che la pilatura era terminata si procedeva all’estrazione del riso bianco, polvere di riso e cascami; quest’operazione veniva indicata come “cavar la bianca”.

Il riso che non risultava lavorato bene veniva sottoposto a una nuova pilatura, il rimanente veniva setacciato a mano e, passando attraverso le maglie dei crivelli, da fini a grandi, veniva separata la pula, “crivel semolin”, i chicchi rotti durante la lavorazione, “crivel frabatin”, e infine, con una terza crivellatura, si separavano i chicchi piccoli “risina”, da vero riso commerciale.

Il lavoro non era ancora finito perché il chicco doveva essere ripulito da un sottile strato di farinaccio che ancora lo avvolgeva, veniva quindi fatto ruotare in un contenitore e mescolato a semola di frumento, a volte questa macchina era provvista di spazzole setose, “lustrin”.

 

Filmato realizzato qualche anno fa...

 
 
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